Il santo Graal
Devo affrontare un viaggio difficile. Con me c’è anche un altro ragazzo. Non mi serve molto tempo per capire che è un debole, e in più rompiscatole. Non gli va bene niente, ha paura di tutto, vorrebbe trovare sempre delle scorciatoie.
Non riuscirò mai a partire con uno così.
Lui non vuole saperne di lasciarmi andare da solo, e allora ho un raptus e lo trasformo all’istante in una piccola e malridotta fogliolina di insalata.
La prendo e la metto in una tasca interna della giacca.
Ora sono in viaggio, da solo, in mezzo a una natura selvaggia e sconosciuta.
Attraverso un piccolo fiume, con una piroga di legno, ma la fogliolina di insalata, che avevo tirato fuori prima del guado, per controllare se l’avevo ancora, scivola fuori dalla tasca e, passando sotto la maglia, mi finisce nelle parti basse.
È proprio vero che il tipo mi sta sui coglioni...
Diversi giorni dopo riesco a concludere la prima parte del viaggio e arrivo in una città.
Vado subito a sistemare delle carte in una serie di uffici, poi gli impiegati finiscono il loro turno e se ne vanno.
Rimango solo. Mi ricordo della fogliolina verde, non posso lasciarla così, per qualche motivo ne ho bisogno se voglio continuare, due opposti non troveranno mai la direzione.
Allora prendo la foglia e cerco di ritrasformarla nel ragazzo. Non mi viene così facile come la prima volta. Mi concentro, la strofino, provo a darle fuoco in un angolo.
Niente.
Poi vedo il mobiletto bar dell’ufficio, c’è un bicchiere da cocktail, sul ripiano in legno scuro, sembra il santo Graal.
Lo prendo, lo riempio d’acqua e ci butto la foglia.
L’acqua diventa subito verde e comincia a vibrare.
Ma manca ancora qualcosa.
Capisco, è giunto il momento a lungo evitato, prendo il bicchiere e bevo.
Mi sto subito sul cazzo.
Ha funzionato.